Mamme in preda a una crisi di nervi

Laura Urlo di Munch version
Può succedere in qualunque momento della settimana ma di solito accade di domenica quando – siccome è domenica – fuori piove e la famiglia è costretta alla convivenza forzata dentro casa.
I piccoli si contendono il computer, se lo strappano dalle mani gridando mentre la figlia grande, imperturbabile, continua a guardare la televisione come se la cosa non la riguardasse.
In cucina regna il caos della colazione, la lavatrice ha finito il suo ciclo, c’è il pranzo da preparare e io sono già stanca – eppure la sera prima sono andata a letto presto!
Fosse per me, tornerei a dormire. Ma i ragazzi dovranno pur mangiare, quindi inizio a cucinare. Ho i nervi a fior di pelle e sento che potrei mettermi a piangere. Dal soggiorno arrivano le urla sempre più arrabbiate dei figli.
Vorrei essere altrove. Altrove, altrove.
Rumore di un bicchiere che cade, vetro che si frantuma. Sicuramente è la coca cola, e sì che avevo chiesto a Davide di stare attento!
In momenti come questo una parola di troppo può mandarmi fuori di testa. Questa parola esiste, ed è “mamma.”.
Anzi: MAAMMMMAAAAAAA!
Sento salire dentro di me un magma di emozioni che mi rifiuto si mettere a fuoco, tanto sono nere.
Ho due possibilità: fare una strage, oppure allontanarmi. Nessuna delle due opzioni è un’iperbole.
Quante volte sono uscita dal cono d’ombra della stanchezza, della rabbia e dell’esasperazione allontanandomi fisicamente da loro, creando una distanza di sicurezza per la loro incolumità.
Senza dire una parola lascio la cucina e mi rifugio in camera. Per le ragazze è il segnale che è stato raggiunto il limite. Le sento affaccendarsi tra la cucina e il soggiorno armate di stracci e spazzoloni, le sento chiedere a Davide di lasciarmi in pace, tentare di distrarlo.
Povere! Non è nemmeno colpa loro.
Ma non posso ancora tornare di là: devo lasciare sedimentare il rancore e l’esasperazione, la tensione, il senso di sopraffazione.
Sono i momenti di sbrocco materno. Nascono ed esplodono in un crescendo di circostanze sfavorevoli, ma talvolta basta un niente scatenarli, lasciandomi sgomenta.
Nel tempo ho imparato a riconoscerne i segnali, a limitare i danni, e anche a smettere di colpevolizzarmi troppo. Le madri ne parlano nel web in maniera ironica per sdrammatizzarli, per fingere che siano innocui, un momento di folklore. In realtà ci spaventano a morte.
Quando torno in cucina c’è silenzio e una strana atmosfera sospesa.
Chiedo ai ragazzi di prepararsi: usciremo, andremo a mangiare da qualche parte, faremo qualcosa per ritrovare la serenità. Gireremo dentro un centro commerciale mentre fuori piove a scroscio. Ci compreremo dei libri, un paio di t-shirt nuove. I piccoli andranno nello spazio giochi.
Prima o poi tornerà il bel tempo – e poi grazie a Dio arriva lunedì.

 

Foto: da Flickr Laura Urlo di Munch version di Violetz_85

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